Colon retto

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ed endometrio
Colon-retto Mammella Polmone Prostata Pelle
 

 

Per gentile concessione della Sezione LILT Napoli

Che cos'è:
Il Cancro del Colon Retto (CCR) è un tumore che colpisce l'ultima parte dell'intestino. Si forma da piccole formazioni benigne, chiamate polipi, che si sviluppano nell'intestino. I Polipi sono neoformazioni che sporgono nel lume intestinale. In base alla conformazione si dividono in peduncolati, se continuano con la parete intestinale attraverso una porzione cilindrica ed allungata detta peduncolo, o sessili, se hanno una larga base d'impianto. I polipi possano essere costituiti da una lesione malformativa, da un processo infiammatorio o da una lesione neoplastica (benigna o maligna).

I polipi si chiamano adenomatosi quando sono costituiti dalla proliferazione abnorme delle strutture ghiandolari della mucosa del colon. I polipi adenomatosi, che rappresentano il più frequente tumore benigno del grosso intestino, hanno una certa tendenza alla trasformazione maligna. Di fatto si ritiene che la maggioranza dei carcinomi del colon-retto siano originati dalla degenerazione di polipi adenomatosi.
Non tutti i polipi adenomatosi però si trasformano in cancro ed il tempo di trasformazione è comunque lungo (almeno 10 anni). Ma, se i polipi adenomatosi non vengono asportati, si evolvono in cancro.


Il CCR è la forma più comune diagnosticata nell'Unione Europa, con un numero stimato, nel 2000, di 258.038 nuovi casi e di 138.000 decessi causati da questo cancro. In Italia, il cancro del grosso intestino è il secondo killer per neoplasie - ogni anno, 35.000 persone si ammalano di un carcinoma colorettale e 19.000 muoiono per questa malattia.

Il CCR colpisce in eguale misura uomini e donne. Nel 2000 nell'Unione Europa, ci sono stati 138.000 pazienti maschili e 135.000 pazienti femminili in cui è stato diagnosticato (e 70.000 uomini e 68.000 donne decessi) questo cancro. È la seconda causa di morte per tumore nell'insieme dei due sessi in Italia.


Fattori di rischio:
I fattori che aumentano il rischio di sviluppare il CCR sono:

  1. L'incidenza è elevata nei paesi ad alto sviluppo economico e di conseguenza si ritiene che il rischio sia associato ad una dieta ricca di grassi e carne e povera di fibre.
  2. L'età: il rischio di questo tumore (come in altri) aumenta con l'età.
  3. Adenomi colorettali: se in passato si è stati portatori di polipi adenomatosi del colon retto o operati per cancro colo-rettale.
  4. Storia familiare di carcinoma colo-rettale: se si hanno uno o più parenti di primo grado (fratelli, sorelle, genitori) che sono stati affeti da polipi o da cancro al colon retto, sopratutto se diagnosticati al di sotto dei 50 anni.
  1. Poliposi adenomatosa familiare: se si appartiene ad una famiglia affetta da poliposi familiare.
  2. Se si ha una storia di malattie infiammatorie intestinali, quale Colite Ulcerosa (34% dopo 30 anni di pancolite) o Malattia di Crohn (5-10%).

Prevenzione:

  1. Seguire una dieta bilanciata di grassi, limitata nella carne, ricca di verdure e frutta. Aumentando di una porzione al giorno il consumo di verdure, è possibile far diminuire del 20% il proprio rischio di tumore del colon.
  2. Mantenere un adeguato peso corporeo.
  3. Fare regolarmente attività fisica (basta mezz'ora al giorno di camminata veloce).

I segni:

E' importante riferire prontamente al medico curante:
  • Modificazioni delle abitudini intestinali - in particolare stipsi ingravascente e/o persistente ed alternanza fra stipsi e diarrea.
  • Perdita di sangue con le feci.
  • Presenza di feci nere.
  • Perdita di peso.
  • Dolore addominali di tipo colico (dolore localizzato all'addome o all'ano).
  • La comparsa di anemia non riconducibile ad altre cause.
A volte il carcinoma può causare il blocco o l'ostruzione dell'intestino. In questo caso la sintomatologia comprende:

  • malessere
  • costipazione
  • dolore colico
  • sensazione di pienezza all'addome.

Ma spesso, il CCR non presenta sintomi e non si evidenziano segni che possano far sospettare la sua presenza. Infatti, il 50% dei soggetti affetti da CCR non guarisce perché spesso la malattia viene diagnosticata troppo tardi. Quando il CCR viene diagnosticato precocemente, la percentuale di soggetti che può guarire è superiore al 75%.

Diagnosi precoce:
Per controllare se si hanno dei polipi o un tumore in fase iniziale, è necessario effettuare dei controlli periodici usando una serie di test:

  • Dopo i 50 anni effetuare con regolarità il test per la ricerca di sangue occulto nelle feci (Hemoccult).
    • Un esito positivo, ovvero la presenza di sangue occulto non indica di per sé la presenza di un tumore, ma è un segno di allarme che va approfondito.
    • Un esito negativo del test non deve, comunque, evitare di sottoporsi all'esame endoscopico, se si hanno sintomi di allarme o esiste una condizione di rischio.
  • Colonoscopia periodica a partire dei 50 anni.
    • La Colonscopia è un esame endoscopico eseguibile sotto sedativi e in sicurezza, con uno strumento flessibile, che ci permette di visualizzare le pareti di tutto il colon.
  • Eseguire fra i 50 e i 60 anni una sigmoidoscopia.

(Dal 2001, il nostro S.S.N. prevede che questi test, se prescritti dal medico,
siano esenti dal ticket.)

Perché diagnosi precoce:
L'identificazione di lesioni precancerose ben determinate e dei polipi adenomatosi, e gli ottimi risultati oncoIogici associati con la diagnosi e la terapia di neoplasie in fase iniziale, fa del cancro colorettale un ideale candidato per test di screening. Negli ultimi 25 anni si sono fatti molti progressi nella diagnosi precoce di tumori colorettali o stati precancerosi, grazie alle metodiche di diagnostica.

I test per rilevare il sangue occulto nelle feci sono impiegati dall'inizio degli anni '60, la colonscopia è disponibile dal 1970, mentre il sigmoidoscopio flessibile è stato introdotto nella metà degli anni '70 per soppiantare quello rigido che fu introdotto nel 1870.

L'efficacia del test di ricerca del sangue occulto nelle feci è confermata da quattro studi clinici che hanno evidenziato una riduzione della mortalità per cancro colorettale del 16%. L'intervallo ideale per la ripetizione dello screening secondo questi studi è di 2 anni, poiché una valutazione annuale sarebbe troppo costosa.

L'efficacia di screening con sigmoidoscopio flessibile è stata valutata mediante studi osservazionali. L'alta sensibilità della sigmoidoscopia, maggiore rispetto al test del sangue occulto nelle feci, la rende sicuramente più efficace. Numerosi studi in corso dovrebbero confermare questi risultati tra il 2005 ed il 2006.

Nonostante l'efficacia del test, la maggior parte dei cittadini europei non vi si è mai sottoposta, vanificando la teorica possibilità di prevenire un quarto dei 138.000 decessi per neoplasie colorettali osservati annualmente in Europa.

Dal dottore:
Nel caso in cui venga individuata la presenza di polipi adenomatosi durante la diagnosi precoce, si può prevenire la loro evoluzione in cancro, asportando queste formazioni ancora benigne, generalmente senza intervento chirurgico, ma con un intervento che si chiama Polipectomia Endoscopica. La Polipectomia Endoscopica è l'asportazione di uno o più polipi durante un esame endoscopico, che in genere viene eseguita ambulatorialmente nel corso dell'esame stesso. Così, si può guarire in un'altissima percentuale di casi.

Ma se invece i polipi avessero sviluppato un cancro, la chirurgia è la principale modalità di trattamento del cancro del colon-retto. Di solito il chirurgo asporta la parte di intestino in cui è localizzato il tumore con le ghiandole linfatiche regionali, in quanto rappresentano il primo sito ove il tumore potrebbe diffondersi, e ricongiunge le due estremità sane.

Se per un qualsiasi motivo le porzioni sane non potessero essere ricongiunte, l'intestino può essere abboccato alla cute della parete addominale. L'apertura così creata, attraverso la quale verranno evacuate le feci, si chiama stoma. Allo stoma viene attaccato un sacchetto in cui verranno raccolte le feci.

Questa procedura, si chiama Colostomia, può essere temporanea o permanente. Nel primo caso, a distanza di alcuni mesi il paziente verrà sottoposto ad un secondo intervento chirurgico per procedere alla sutura delle due porzioni intestinali. Qualora questo secondo intervento fosse impossibile, la Colostomia sarà permanente.

Tuttavia, sono pochi i casi di carcinoma colorettale che richiedono la Colostomia. Invece, dopo un trattamento chirurgico del carcinoma colorettale, i medici normalmente sottopongono il paziente a terapia adiuvante, quale la chemioterapia o la radioterapia.

La chemioterapia consiste nella somministrazione di farmaci anticancro detti citotossici allo scopo di distruggere le cellule tumorali. Questa modalità terapeutica si attua quando tutta la massa tumorale è stata asportata, ma il suo aspetto rilevato all'esame microscopico lascia supporre un rischio di recidiva. Se il tumore ha invaso i linfonodi prossimali, il rischio che ciò possa accadere è ancor più elevato.

La radioterapia consiste nell'uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, danneggiando al tempo stesso il meno possibile le cellule normali. Questa modalità terapeutica è usata per il trattamento del carcinoma colorettale qualora si ritenga che, dopo il trattamento chirurgico, nella regione pelvica possano essere rimaste cellule tumorali troppo piccole per essere visualizzate. Di norma non si effettua per il carcinoma del colon.

A volte, si attua la radioterapia come trattamento neoadiuvante, ossia prima della chirurgia, in quei casi in cui il tumore localizzato al retto è voluminoso o fisso. Questo tipo di radioterapia ha lo scopo di ridurre il diametro del tumore, rendendo quindi l'intervento meno difficile.

La radioterapia può essere anche usata per ridurre le dimensioni di un cancro che è recidivato, soprattutto nella regione pelvica, e per alleviare i sintomi, tra cui il dolore.

Una volta concluso il trattamento, il paziente dovrà sottoporsi periodicamente a visite di controllo ed a radiografie.