Mammella

  Cervice uterina
ed endometrio
Colon-retto Mammella Polmone Prostata Pelle
 

 

Per gentile concessione della Sezione LILT Napoli

Che cos'è:
Il tumore della mammella è il tumore più frequente nella donna, soprattutto nei paesi industrializzati.

La stragrande maggioranza dei tumori della mammella è costituita dai carcinomi. La distinzione più importante è quella fra carcinoma invasivo (capace di infiltrare i tessuti circostanti e di andare in circolo - diffondersi, dare metastasi) e carcinoma in situ (malattia non ancora in grado di infiltrare e quindi di dare origine a metastasi).

In Italia si ammalano ogni anno circa 30.000 donne e 12.000 muoiono per carcinoma della mammella diagnosticato e trattato nel passato.

Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei casi di carcinoma della mammella e, se tale tendenza proseguirà, prossimamente si prevede circa un milione di nuovi casi ogni anno in tutto il mondo.

Tuttavia si inizia a registrare nei paesi industrializzati una tendenza alla riduzione della mortalità dovuta alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie. Questa tendenza indica che è molto importante rafforzare le strategie di diagnosi precoce e prevenzione, dando anche facilità di accesso a cure efficaci, e consentendo un equo trattamento a livello nazionale.

Fattori di rischio:
Il più importante fattore di rischio per il carcinoma della mammella è l’età. Infatti il rischio di ammalarsi aumenta con il passare degli anni.

Il rischio di ammalarsi di carcinoma della mammella aumenta inoltre in caso di:
- Familiarità per tumore della mammella e dell'ovaio (parente di primo grado);
- Nessuna gravidanza (o prima gravidanza oltre i 30 anni
- Prima mestruazione in età precoce (prima degli 11 anni) e/o menopausa tardiva (oltre i 55 anni);
- Obesità (dopo la menopausa);

Mentre restano ancora incerte le influenze di alcuni fattori come l'alimentazione, gli studi effettuati in tutto il mondo negli ultimi anni hanno permesso di chiarire meglio il ruolo della terapia ormonale sostitutiva (cioè di quei farmaci ormonali utilizzati da moltissime donne dopo la menopausa per alleviare i sintomi e diminuire le complicazioni legate proprio a questa particolare fase della vita - primo fra tutte l'osteoporosi): gli ormoni aumentano solo di poco il rischio e solo dopo un uso prolungato.

Prevenzione:
Quando si parla di prevenzione per una malattia come il carcinoma della mammella bisogna sempre distinguere due strategie ben precise e comunque correlate fra loro:
  1. Una prevenzione primaria che riguardi la scoperta di fattori di rischio e le conseguenti misure per ridurre il rischio stesso e che è di assai difficile applicazione;
  2. Una prevenzione secondaria che non è altro che la diagnosi precoce o anticipazione diagnostica. Si tratta di scoprire il tumore nelle sue fasi iniziali, quando non è ancora clinicamente apprezzabile (con la mammografia o l'ecografia) e nella quasi totalità dei casi guaribile.
Un settore nuovo è la farmacoprevenzione: con questo termine si indica il tentativo di prevenire la comparsa del tumore attraverso la somministrazione di sostanze che contengono elementi naturali o di sintesi in grado di ridurre il rischio di malattia.

Iniziata negli anni '90 primi risultati sembrano confermare che:
a. la farmacoprevenzione agisce efficacemente nel ridurre le possibilità di comparsa del tumore al seno;
b. è possibile eliminare o ridurre al minimo glieffetti collaterali all'assunzione dei farmaci protettivi.

I segni:

Nella larga maggioranza dei casi il tumore della mammella si presenta alla donna o al medico come un nodulo duro alla palpazione. Ogni nodulo che compare dopo i 30 anni deve essere considerato dubbio.

Sempre più spesso è il radiologo durante una mammografia o una ecografia eseguita per diagnosi precoce a vedere un tumore non palpabile. Sono i veri casi iniziali, che guariscono quasi al 100%.

Alcuni altri segni rari devono essere considerati: 
 retrazione della pelle
 arrossamenti localizzati o diffusi
 retrazione o cambiamento del capezzolo
 secrezione ematica o sierosa abbondante dal capezzolo 
 aumento delle dimensioni di un linfonodo all'ascella

In genere un tumore iniziale della mammella non provoca dolore.

Se si nota qualsiasi cambiamento del normale aspetto o sensazione del seno è necessario:
 Affrontare il problema, rivolgendosi al proprio medico di famiglia;
 Far controllare il seno da uno specialista, discutere con lui e seguirne i consigli;
 Sentire una seconda opinione se non si è rimasti soddisfatti della prima.

Diagnosi precoce:
E' importante scoprire un tumore della mammella il più precocemente possibile in quanto più il tumore è piccolo e più saranno elevate le possibilità di guarigione.

Gli esami più importanti per la diagnosi di un tumore mammario sono:
1. Autopalpazione: è l'autoesame del seno che la donna dovrebbe fare per ricercare ogni nodularità che compaia nelle mammelle. Dovrebbe essere eseguito periodicamente, per meglio prendere coscienza della problematica, ed è di facile esecuzione.

2. Visita senologica palpazione esame del seno eseguito da un medico che potrà così riscontrare un nodulo sospetto. Tutte le donne dai 30 anni in poi dovrebbero eseguirla ogni anno.

3. Mammografia: tutte le donne dai 40 anni in poi dovrebbero eseguire una mammografia ogni anno. Nei casi di familiarità si consiglia di anticipare la primo mammografia a 35 anni. La dose di radiazioni della mammografia non è pericolosa. Quando la mammella è molto compatta e densa la mammografia perde efficacia e deve essere sostituita dall'ecografia.

4. Ecografia: è uno degli esami strumentali che sta diventando sempre più utilizzato nella diagnosi delle lesioni mammarie, anche di quelle inizialissime, non palpabili. Consigliabile nelle mammelle compatte delle donne giovani o delle donne che non hanno allattato, è indicata:
- annualmente nelle donne prima della menopausa;
- in modo complementare alla mammografia ogni qualvolta questa non risulti "conclusiva".

Quando esami clinici e radiologici evidenziano un sospetto necessario fare accertamenti più approfonditi.

L'agoaspirato è la prima delle manovre in grado di dare una diagnosi citologica o di certezza di un nodulo giudicato sospetto. Può essere effettuato a mano libera se il nodulo è palpabile o sotto guida ecografica o mammografica se è evidenziabile solo dagli esami strumentali. Per avere un esame più conclusivo è però necessaria l'analisi istologica che si ottiene oggi con il "mammotome" (una biopsia mininvasiva consistente nel prelievo di campioni di tessuto con un'unica introduzione di una sonda sterile monouso; sulla parte si pratica una piccola incisione di 3 mm. che non richiede punti di sutura, ma la sola applicazione di sottili cerotti da rimuovere dopo qualche giorno. Al momento attuale questa è la metodica più sicura per un accurato esame istologico In altri casi sempre più rari, è necessaria la biopsia intraoperatoria.

Obiettivo prioritario resta però poter effettuare campagne di "screening" mammografico in tutte le Regioni, attraverso anche una capillare sensibilizzazione della popolazione femminile, cui la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori offre la più ampia disponibilità.

Dal dottore:
La Chirurgia: è l'arma più efficace nella terapia del tumore al seno. Le tecniche d'intervento sono essenzialmente due: demolitiva e conservativa.
La chirurgia demolitiva (mastectomia) sempre più rara prevede l'asportazione totale della mammella ed è necessaria quando il tumore è piuttosto esteso. In questi casi si ricorre sempre più spesso alla chirurgia ricostruttiva, quando possibile eseguita nella stessa seduta operatoria Ma, purtroppo, solo in pochi centri di eccellenza.
La tecnica conservativa consiste invece nell'asportare solo la parte ammalata della mammella ed è possibile quando il tumore è di dimensioni ridotte.
Entrambe queste tecniche chirurgiche richiedono l'asportazione dei linfonodi ascellari. Recentemente la metodica del "linfonodo sentinella" che consente di esaminare solo un linfonodo ascellare, riesce a stabilire con un intervento minimamente aggressivo - se i linfonodi ascellari sono sani o meno. Con questa metodica si- evito la dissezione ascellare in due terzi circa dei casi, si riduce il rischio del linf edema del braccio operato e si lasciano intatti i linfonodi che fanno parte del sistema di difesa immunologico. Anche questa tecnica però non è ovunque eseguibile.

La Radioterapia: è indicata dopo la chirurgia conservativa, quando il pericolo che nel tessuto mammario residuo cellule tumorali non ancora visibili possano dar vita ad una recidiva (ciò può avvenire nel 5% dei casi Non esistono effetti collaterali con le apparecchiature moderne.

Le terapie dette "sistemiche" hanno lo scopo di colpire a malattia ovunque si trovi nell'organismo, per la presenza di metastasi. Le metastasi possono essere manifeste (malattia disseminata), oppure occulte, non visibili. In quest'ultimo caso lo terapia sistemica si definisce precauzionale perché si basa solo sulla presunzione che vi siano metastasi occulte.

Le terapie sistemiche si dividono in: a) ormonoterapia,b) chemioterapia, c) terapia immunologica.

a) L'Ormonoterapia: utilizza dei farmaci in grado di bloccare a stimolazione delle eventuali cellule tumorali presenti nell'organismo, da parte degli ormoni. Questo è vero soprattutto nei tumori che contengono i cosiddetti "recettori ormonali". Il farmaco più utilizzato è il tamoxifen. Esso viene utilizzato da molti anni perché riduce sensibilmente il pericolo di metastasi.
b) La Chemioterapia: consiste nella somministrazione di farmaci che distruggono, con un' attività tossica selettiva, le cellule tumorali. Sono tanto più efficaci quanto più è elevata la proliferazione cellulare e per questo possono purtroppo danneggiare anche i tessuti normali attivamente proliferanti midollo osseo cellule intestinal bulbo capillifero, ecc
c) Le Terapie immunologiche si valgono dei cosiddetti "anticorpi monoclonali" che attaccano cellule tumorali con caratteristiche biomolecolari specifiche.